l’ Italia che vince, in barba al declinismo

Se il Paese va male e la congiuntura é bassa, le imprese made in Italy vanno bene, anzi benissimo.

Tra i tanti, questo é il paradosso italiano forse più evidente.

Il più evidente ma allo stesso tempo quello di cui meno si parla. Per due motivi fondamentali.

Il primo é la tendenza all’ auto-denigrazione, che é una prerogativa degli italiani e si traduce in una tendenza a parlar male di se stessi, del proprio Paese, delle proprie realizzazioni, privilegiando ciò che é straniero e considerando sospettosamente i successi italiani come qualcosa di episodico, di inspiegabile; e che comunque non può durare.

Il secondo motivo riguarda i media e le modalità di costruzione della notizia: “un ponte distrutto fa più notizia di cento costruiti”, si dice così no?

Il risultato é che conosciamo a menadito i problemi che attanagliano il Paese e siamo esperti di “basse congiunture” ma non conosciamo, o conosciamo sommariamente, quanto di buono si fa in Italia; quella parte del Paese che corre, produce, vince.

Ecco allora qualche numero illuminante.

Secondo i dati di Mediobanca (formulati su un campione di 2020 imprese), tra il 2006 e il 2007, gli utili netti sono aumentati del 10 %, toccando il record storico di 29,9 miliardi di euro.

Un successo trainato dalla capacità di presenziare i mercati esteri, anche quelli più complessi dell’ area extra-Ue: l’ Istat registra crescite boom in Russia (+27,5%), paesi OPEC (19,1%), Turchia (+ 18,%) e paesi dell’ ex Jugoslavia (+24%). I mercati extra-europei offrono dunque sbocchi allettanti al made in Italy perchè, come chiarisce Adolfo Urso, sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega al Commercio Estero: “si tratta di mercati più dinamici e meno esposti alla crisi economica legata ai mutui e ai rincari del petrolio.”

Le aziende italiane conquistano nuovi spazi, aumentano la produttività (+ 11,5 % fra 1998 e 2007) e assumono: tra il 2005 e il 2007 le aziende private italiane hanno assunto più di 17.000 persone, a differenza delle aziende pubbliche – che ne hanno lasciate a casa più di 13.000 – e delle multinazioni, le cui frequenti delocalizzazioni hanno sottratto il lavoro a più di 8.500 lavoratori.

Allora, alla luce di questi numeri, mi chiedo: va tutto male in Italia?

Simone Di Gregorio

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