Dal modello vinicolo made in Italy, idee per il rilancio dell’ agricoltura

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Glocalizzazione.

Perfetto equilibrio tra apertura internazionale e radicamento territoriale.

Eterogeneita’ di produzione e uniformita’ di obiettivi.

E’ la formula dell’ industia vinicola made in Italy.

Tanta creativita’, tanti brillanti imprenditori, tante piccole aziende locali, uniche come sono unici i territori su cui hanno definito la loro identita’, la loro missione, che si muovono ispirandosi a valori fermi, in primis il dovere di garantire l’ eccellenza. E che nonostante le inevitabili flessioni dovute allo stato dell’ economia mondiale, non tradiscono il proprio modello d’ azione, casomai rivedono le strategie di espansione internazionale, spostando il baricentro dall’ Ovest all’ Est del mondo.

E’ una formula vincente, che potrebbe essere diffusa anche in altri comparti del made in Italy, in particolare quel mondo agroalimentare oggi sempre piu’ vecchio (in Italia i contadini giovani, al di sotto dei 35 anni, sono il 2,9%, contro i 7,5% di Francia e Germania) e soffocato da filiere lunghe, pensate per soddisfare unicamente le esigenze di chi vende.

Fuori dai confini nazionali c’ e’ un mondo che si muove.

Che destina all’ agricoltura un’ inedita attenzione.

Che vede nell’ agricoltura una possibile via d’ uscita dalla crisi.

Il Ministro dell’agricoltura giapponese ha finanziato per 800 persone che hanno perso il lavoro uno stage di 10 giorni per imparare a produrre e vendere ortaggi e frutta. Dopo il corso formativo i disoccupati lavoreranno per un anno in villaggi agricoli.

Dall’altra parte del Pacifico, il dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti ha annunciato l’apertura di circa 300mila nuove aziende agricole negli ultimi anni. Una tendenza favorita dal programma per l’agricoltura definito dal nuovo presidente degli Stati Uniti: incoraggiare tramite detassazioni e finanziamenti agevolati i giovani a diventare agricoltori, incentivare l’agricoltura locale, sostenibile e biologica, promuovere le energie rinnovabili, assicurare la copertura della banda larga nelle aree rurali, migliorare le infrastrutture nelle campagne ed estendere l’obbligo di indicare l’origine degli alimenti in etichetta per consentire di distinguere il proprio prodotto da quello importato.

In tempi di glocalizzazione, le tendenze sono globali ma le soluzioni devono presentare specifici contenuti di localita’, in base alle esigenze del territorio.

E l’ Italia conta su di un’ esperienza e un potenziale forse unico al mondo, ma ha il bisogno fondamentale di incentivare la produzione e ripensare l’ intero sistema di distribuzione, introducendo percorsi locali, filiere corte, reti snelle e potenziate.

C’ e’ bisogno di rinnovare l’ attrativa di un’ economia che sa generare prodotti, o meglio tesori, di altissima qualita’, appetibili per una platea di consumatori sempre piu’ estesa.


Esistono infatti milioni di nuovi benestanti, spesso con gli occhi a mandorla, che solo ora scoprono il gusto e la raffinatezza e che sono irrimediabilmente attratti da tutto cio’ che significa godersi la vita.

Non perdiamo il treno.

Simone Di Gregorio


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2 risposte a “Dal modello vinicolo made in Italy, idee per il rilancio dell’ agricoltura

  1. Molto interessante questo post, complimenti!

  2. Grazie Alessandra!
    A presto.

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