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Dalla Cina all’ Argentina: nuovi ricchi, nuove opportunita’ per il made in Italy

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Sono ormai molti gli indicatori che segnalano un miglioramento nello stato dell’ economia mondiale.

Nell’ attesa di capire quale forma avra’ la ripresa, sembra certo che il peggio e’ alle spalle e le imprese, cosi’ come gli osservatori, gli economisti e i sociologi, iniziano a guardare con molta attenzione a quelle tracce dalle quali si scorge il volto della societa’ globale post-crisi.

Particolarmente interessante e’ lo studio pubblicato qualche giorno fa da Confindustria che quantifica una tendenza di cui si parla da tanto e che tanto la crisi ha accellerato: la maggior parte dei nuovi ricchi si dividera’ tra occhi a mandorla e i colori caldi dell’ America Latina.

Nel 2030 infatti – secondo le stime di Confindustria – la nuova classe media mondiale (pil pro-capite di almeno 30.000 dollari) sara’ composta da 1,5 miliardi di persone, 500 milioni in piu’ rispetto ad oggi, e al vertice di essa risiederanno molti abitanti dei Paesi emergenti.

Se oggi l’ 80% dei benestanti vive nei Paesi ad economia avanzata, domani la stessa percentuale si ridurra’ intensamente.

Nelle aree emergenti, i benestanti saliranno infatti da un minimo di 215 a un massimo di 611 milioni, mentre l’ aumento di individui benestanti nei Paesi sviluppati sara’ limitato ed oscillante tra un minimo di 60 milioni a un massimo di 89.

E l’ ascesa della classe media rappresenta una preziosa opportunita’ per il made in Italy, costituendone da sempre il naturale sbocco.

Inoltre, i nuovi benestati vivranno non solo nei Paesi Brics (Brasile, Russia, India e Cina) ma anche in aree “vicine” alle imprese nostrane, geograficamente come la Turchia e culturalmente come l’ Argentina.

Su questi mercati le nostre imprese dovranno concentrare i loro sforzi di internazionalizzazione.

Simone Di Gregorio

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calzaturiero made in Italy, in cammino contro la crisi

 

Il calzaturiero made in Italy sfida la crisi e insiste sulla Russia, dove dal 23 al 26 Marzo sfoderera’ le sue eccellenze.

A Mosca, presso il quartiere fieristico Expocenter, su un’area espositiva di circa 5mila metri quadrati, oltre 200 aziende italiane presentaneranno le loro nuove collezioni, nel contesto della manifestazione organizzata dall’Associazione nazionale calzaturifici Italiani e BolognaFiere.

La bellezza contro la paura.

L’ entusiasmo contro la crisi.

Le scarpe italiane non sono immune dalla drammatica congiuntura mondiale ma hanno raggiunto un fascino tale da poter mantenere inalterati i prezzi e la posizione di altissima gamma: le esportazioni, difatti, scendono in volume (- 9,7% tra il 2008 e il 2007) ma non in valore.

E se come negli altri settori c’ e’ una piena consapevolezza dei problemi internazionali, a differenza degli altri settori la soluzione proposta non e’ quella la’.

No tagli, no costi – come rivela il report dell’Anci, Associazione nazionale calzaturifici italiani – ma investimenti e innovazione.

Investimenti per ricerca, qualita’, nuovi mercati. Innovazione nella distribuzione, nella comunicazione. Nel prodotto.

Un esempio? La limited edition di Ferragamo, ispirata al talento e all’ estetica di Johji Jamamoto.

Chicche di design, oltre che calzature femminili d’ eccellenza.

Simone DI Gregorio